Vince la destra, astensionismo record

Il centrodestra a guida Fratelli D’Italia vince le elezioni. La coalizione ottiene una netta maggioranza sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama. Ampio il distacco del partito di Giorgia Meloni al 26% rispetto a Lega e Forza Italia, entrambi sotto la soglia del 10%. ”Gli italiani ci hanno affidato una responsabilità importante, non li deluderemo”, sottolinea la leader di Fratelli d’Italia.
Il divario con gli altri parti del centrodestra almeno ufficialmente non preoccupa i diretti interessati sulla tenuta della coalizione. Della quale intende farsi garante, anche di fronte all’Europa, Forza Italia che ha ottenuto un risultato, l’8% superiore alle aspettative. Governeremo cinque anni, afferma da parte sua Salvini che nonostante il cattivo risultato del Carroccio non è intenzionato a dimettersi, spiega il risultato con la partecipazione al governo Draghi, ma deve fare subito i conti con il malcontento espresso da alcuni autorevoli dirigenti come il governatore del Veneto Zaia.
E dopo la sconfitta annuncia invece che non ripresenterà la propria candidatura a segretario al prossimo Congresso il leader Pd Enrico Letta. Preoccupato per la vittoria della destra ma anche per il rischio concreto di una opposizione divisa. L’ex premier si augura la rapida costituzione del governo Meloni, ”nell’interesse del Paese” in vista delle prossime importanti scadenze, prevedendo per il futuro ”giorni duri”. Resta altissima la tensione tra dem, Terzo Polo e M5S cono accuse incrociate sulla responsabilità delle mancate alleanze. Andare divisi ha relegato il Pd al 19% (come alle ultime politiche ma in questa occasione con il contributo anche della sinistra di Articolo 1); non ha consentito al Terzo Polo di Calenda e Renzi di raggiungere il 10% prefissato per rilanciare l’Agenda Draghi; ha invece lanciato il Movimento 5 Stelle al 15%: una rimonta rispetto alle previsioni di qualche settimana fa, ma che ne segna un dimezzamento rispetto al voto del 2018 e soprattutto ne fa una forza politica territoriale, avendo ottenuto tantissimi consensi al Sud, molto meno nel resto d’Italia. E di fronte a quello che sembra davvero essere diventato il Movimento di Conte, le acque interne restano agitate tra la diffidenza di Grillo, il possibile ritorno in campo di Di Battista, per non parlare dell’ormai aperta ostilità di Casaleggio jr.
Il primo vero banco di prova per il Governo Meloni sarà la scelta dei titolari di Ministeri chiave in questa stagione di Pnrr e guerra. In particolare, dunque, riflettori accsi sui dicasteri dell’Economia e degli Esteri, ma anche sulla nomina del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, da sempre figura centrale per gli equilibri istituzionali.
Ma il dato su cui tutti sono chiamati a riflettere è il crollo dell’affluenza, confermando il pericoloso trend degli ultimi anni. Alle urne si è recato il 63,91% degli aventi diritto, in calo di circa nove punti percentuali rispetto alle precedenti consultazioni, avvenute nel 2018. Un dato mai stato così basso nella storia repubblicana. In particolare, per queste elezioni politiche il dato dell’affluenza è identico per Camera e Senato perché anche il corpo elettorale è lo stesso. A seguito della legge del 2021 che ha modificato l’articolo 58 della Costituzione, infatti, per la prima volta anche i diciottenni hanno potuto votare per eleggere i senatori. Ma la qualità del dibattito e delle proposte non sembra aver convinto un numero adeguato di giovani ad esercitare questo diritto-dovere.

 

Fonte: conquistedellavoro.it