Spesa sanitaria: quanto spende l’Italia per la salute?

Quanto spende il nostro Paese per la Sanità? Quali sono le voci di spesa che più pesano nell’economia nazionale?

Il 9° Rapporto sul Monitoraggio della spesa sanitaria da parte del Ministero dell’Economia e Finanze fa luce su queste domande. Il documento riporta, infatti, un’analisi contabile e finanziaria analitica delle varie componenti di spesa, sia a livello nazionale che regionale, con tabelle specifiche.

Lo studio mette in risalto come sia mutata, negli anni, la crescita della spesa sanitaria che ha fatto registrare dal 2002 al 2012 un aumento medio annuo del 3,3% contro l’1,8% dell’ultimo decennio 2012-2021. Questo ultimo valore (1,8%) risulta fortemente condizionato dall’incremento osservato nell’ultimo biennio di pandemia, in quanto, fino al 2019, i tassi di variazione non hanno superato mai il 2%, mentre hanno raggiunto il 6,1% nel 2020 e il 4,2% nel 2021.

Per fronteggiare la pandemia è stata necessaria l’adozione di specifici interventi normativi, finalizzati al potenziamento della performance del Ssn in termini di reclutamento di personale, di ottimizzazione delle prestazioni erogate e di adeguamento delle infrastrutture. L’attuazione di tali misure ha comportato un ingente aumento della spesa per la cui copertura sono state stanziate importanti risorse.

L’emergenza epidemiologica da Covid, se da un lato ha determinato un aumento della spesa sanitaria, dall’altro ha implicato una diminuzione del Prodotto interno lordo (Pil). Quest’ultimo, rispetto al 2019, si è ridotto del 7,8% nel 2020 e dell’1,2% nel 2021. Conseguentemente, il rapporto tra la spesa sanitaria corrente, pari a 127.834 milioni di euro nel 2021, e il Pil è passato dal 7,4% nel 2020 ed al 7,2% nel 2021.

Nel 2021 il finanziamento del Ssn è stato di 122 miliardi di euro pari al 6,9% del Pil. La spesa sanitaria corrente è risultata pari a 127,8 miliardi di euro, pari a circa 2.169 euro pro capite, mentre la spesa privata complessiva è stata pari a 37,16 miliardi di euro, pari a 627 euro pro capite.

Di conseguenza la spesa complessiva, tra pubblico e privato, ammonta quindi a circa 165 miliardi di euro, per un valore pro capite complessivo di spesa pari a 2.796 euro.

Con riferimento alle singole componenti di spesa, si evidenzia quanto segue.

Spesa per il personale

La spesa è pari a 38,1 miliardi di euro, in crescita del 2,2% rispetto al 2020. Tale incremento è legato alle previsioni normative per contrastare la pandemia da Covid, in termini di nuove assunzioni e indennità. L’aumento è attenuato, seppur in via del tutto minimale, dalla presenza nel 2020 degli oneri connessi con il rinnovo contrattuale della dirigenza professionale, tecnica e amministrativa per il triennio 2016-2018.

Consumi intermedi

La spesa per la produzione di beni e servizi è stata pari a 43,1 miliardi di euro, in crescita rispetto al 2020 del 10,1%. Tale incremento è attribuibile, in via minoritaria, alla spesa per l’acquisto dei prodotti farmaceutici (+3,5%). Quest’ultima, infatti, sconta le entrate legate al cosiddetto pay-back farmaceutico, ossia il meccanismo di rimborso da parte delle aziende farmaceutiche che si attiva quando, la spesa per l’acquisto diretto dei medicinali, oltrepassa il tetto prefissato normativamente.

Prestazioni sociali in natura corrispondenti a beni e servizi prodotti da produttori market

Questo tipo di spesa aggregata nel 2021 è stata pari a 41,8 miliardi di euro, in aumento rispetto al 2020 (+1,8%) ed è così composta:

spesa per l’assistenza farmaceutica convenzionata è pari a 7,3 miliardi di euro, con un incremento dello 0,7% rispetto al 2020
spesa per l’assistenza medico-generica da convenzione è pari a 7,1 miliardi di euro, inferiore al valore del 2020 (-3,3%)
spesa per le altre prestazioni sociali in natura acquistate da produttori market che ricomprende la spesa connessa all’acquisto di prestazioni di assistenza ospedaliera erogate da strutture private accreditate, di prestazioni di assistenza medico-specialistica, riabilitativa, integrativa, protesica e di altre forme assistenziali erogate da operatori privati accreditati. Essa è stata pari nel 2021 a 27,3 miliardi di euro

Altre componenti di spesa

Il livello di spesa registrato è pari a 4.695 milioni di euro, con un decremento del 7,9% rispetto al 2020. Tale riduzione è legata alla crescita delle poste connesse con la produzione di servizi vendibili e con le vendite residuali che sterilizzano il livello della spesa.

Oltre ai dati sulle componenti di spesa, interessanti informazioni provengono dal sistema della Tessera Sanitaria (TS), con il quale viene effettuata una rilevazione telematica, su tutto il territorio nazionale, delle prescrizioni mediche e delle prestazioni di farmaceutica e di specialistica ambulatoriale erogate a carico del Ssn. Da questo sistema risulta che, nel 2021, la spesa sanitaria privata, dopo il rallentamento registrato nel 2020 (pari a -11,6% vs il 2019), presenta una significativa risalita, pari al +20,7% rispetto ai valori dell’anno precedente.

La distribuzione regionale della rilevazione della spesa sanitaria, per l’anno 2021, mostra che la ricrescita dei valori risulta sostanzialmente equidistribuita su tutto il territorio nazionale.

Per quanto riguarda invece la composizione della rilevazione della spesa sanitaria privata per tipologia di spesa, nel 2021, le spese per visite specialistiche ed interventi continuano ad avere un peso prevalente (46,1%) sul totale della spesa a carico dei privati, confermando il trend degli anni precedenti. Anche per quest’ anno, tra l’altro, la rilevazione della spesa sanitaria privata per visite specialistiche ed interventi chirurgici proviene prevalentemente da medici odontoiatri (31,1% del 2021 vs il 33% del 2020).

Per il 2021, il valore della spesa farmaceutica convenzionata si è attestato attorno ai 130 euro pro capite mostrando una sostanziale stabilità rispetto al 2020. Per l’intero territorio nazionale, il profilo per età della spesa pro capite, standardizzata rispetto al valore medio complessivo, mostra un andamento in linea con le attese. Dopo un leggero incremento nelle età pediatriche, con un massimo relativo attorno ai 4 anni, la curva decresce leggermente fino agli 8 anni per poi crescere leggermente fino ai 50 anni, dove raggiunge un valore di circa 0,6. Successivamente, si evidenzia un’accelerazione del ritmo di crescita che porta la spesa pro capite dei settantenni ad un livello di circa 5 volte quello rilevato per i quarantacinquenni. Oltre gli 85 anni si assiste per la popolazione complessiva ad una sensibile decrescita del profilo, in corrispondenza di una numerosità della popolazione fortemente ridimensionata per via dell’incidenza crescente della mortalità. Tale decrescita è trainata dall’andamento del profilo delle donne. Nel confronto, il Nord-Ovest, il Centro il Sud e le Isole mostrano un valore superiore alla media nazionale, con uno scarto, rispettivamente, dell’1,8%, del 2,5%, del 9,7% e del 5,2%. Il Nord-Est si colloca sensibilmente al di sotto della media nazionale con uno scarto del 19,3%.

Infine, per quanto riguarda la spesa per l’assistenza specialistica per il 2021, tale valore si è attestato attorno a 174 euro pro capite, in aumento di circa il 20% rispetto al dato del 2020. Il profilo per età della spesa pro capite per prestazioni specialistiche fra i 20 ed i 45 anni, cresce per entrambi i sessi anche se, come evidente, l’andamento è più accentuato per le donne. A partire da circa 60 anni, il profilo mostra una forte accelerazione per poi iniziare a decrescere, nelle età più anziane, oltre gli 80 anni circa, con modalità analoghe a quanto riscontrato per la spesa farmaceutica convenzionata, seppure con un leggero anticipo e in misura più accentuata. Tale decrescita riporta i valori pro capite degli ultranovantenni sui livelli medi della popolazione di 60 anni circa. L’analisi territoriale offre indicazioni quasi antitetiche a quelle evidenziate per la spesa farmaceutica. Infatti, nelle regioni del Nord-Ovest e del Nord-Est il ricorso alle prestazioni specialistiche risulta significativamente superiore al dato medio nazionale con uno scostamento percentuale di circa il 14%. Diversamente, si collocano al di sotto della media nazionale le Isole e le regioni del Sud e, in misura più contenuta, il Centro, con percentuali pari, rispettivamente, al 14%, 16% e al 6%. Come per la spesa farmaceutica convenzionata, l’analisi territoriale evidenzia una dicotomia per area geografica in termini di livello medio di spesa pro capite Infatti, le regioni del Centro-Nord si posizionano quasi tutte sul livello medio nazionale o ad un livello superiore, ad eccezione del Trentino Alto Adige, Liguria e Val d’Aosta. Al contrario, le regioni del Centro-Sud, si collocano quasi tutte, ad eccezione del Molise, ad un livello inferiore.


Fonte: pensionati.cisl.it

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