Politiche sociali per gli anziani: quanto spendono i comuni italiani?

La sopravvivenza delle età più avanzate e il calo delle nascite hanno fatto in modo che l’Italia diventasse uno dei paesi con la popolazione più anziana al mondo. In un paese in progressivo invecchiamento, è fondamentale tutelare gli anziani e strutturare dei servizi di assistenza solidi.

Sono necessarie delle speciali politiche di welfare che mettano al centro questa specifica fascia demografica italiana, in continuo aumento. Tra i livelli di governo coinvolti ci sono anche le amministrazioni comunali, che prevedono nei bilanci determinate uscite per agevolare e proteggere le persone più anziane.

In Italia, nel 2021, la fascia delle persone che superano i 65 anni di età compone il 24% della popolazione totale. Di fatto, 1 italiano su 4 che ha oltre i 65 anni di età.

Il centro e il nord risultano essere le zone con la maggiore incidenza di anziani (entrambe poco sopra al 24%) rispetto a sud (22%) e isole (23%). Tra le province italiane, Savona è quella che registra la più ampia frazione di anziani (30%). Seguono con il 29% Biella, Genova e Trieste. Invece, le quote più basse d’Italia sono a Napoli e a Caserta, rispettivamente al 19% e al 18%.

Questa è quindi una fascia demografica piuttosto importante in Italia ed è cruciale strutturare degli interventi di assistenza, a partire dai comuni che in quanto enti di prossimità possono contribuire in modo mirato a livello locale.

Le spese assistenziali per gli anziani nei comuni italiani

Il bilancio comunale rappresenta uno degli atti politici e amministrativi più importanti a disposizione delle amministrazioni locali, perché permette di programmare gli interventi e gli investimenti di risorse pubbliche sul territorio e rendicontare le entrate nelle casse comunali. 

Tra le voci di spesa del bilancio comunale previste per l’erogazione di servizi a favore dei cittadini, vi è una voce specifica per gli interventi per gli anziani.

Sono compresi diversi elementi, tra cui indennità di varia natura dirette all’anziano, come la copertura pensionistica e gli sgravi per le cure mediche. Sono presenti, inoltre, le uscite per coprire i rischi che derivano dalla vecchiaia (come, ad esempio, il calo dei redditi) e i rimborsi per chi si prende cura della persona nel caso in cui non sia completamente autosufficiente.

Infine, ci sono anche le spese per le strutture residenziali e i presidi assistenziali a favore della mobilità, dell’integrazione sociale e dello svolgimento delle attività di vita quotidiana.

Le amministrazioni italiane spendono in media 16,7 euro pro capite per il sostegno degli anziani. I comuni che registrano le uscite maggiori sono quelli friulani (63,1 euro pro capite), i bolzanini (63,3) e i marchigiani (41,4). Al contrario, le spese minori si registrano tra gli enti locali pugliesi (4,5 euro pro capite), calabresi (3,6) e umbri (3,5).

La spesa pro capite per interventi per gli anziani nelle città con più di 200mila abitanti (2020)

Per quel che riguarda le città con più di 200mila abitanti, Trieste è quella che riporta le uscite maggiori per il sostegno degli anziani con 104,14 euro pro capite. Un valore piuttosto alto se si considera che la seconda in classifica (Milano) spende 43,75 euro pro capite, un valore pari a meno della metà di quello del capoluogo del Friuli-Venezia Giulia. Al contrario, i due comuni che segnano le uscite minori sono Genova (13,79 euro pro capite) e Bari (8,22).

Trieste spende più del doppio rispetto alle altre grandi città per gli interventi di assistenza agli anziani.

Per sapere quanto viene speso per il supporto agli anziani sul territorio, è possibile fare una ricerca su una tabella interattiva digitando il nome del comune d’interesse: (clicca sul link) 

 

Si ringrazia per i dati: Openpolis

I contenuti dell’articolo sono realizzati a partire da openbilanci, la piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate alla consultazione.

 

Fonte: pensionati.cisl.it

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