«L’immigrazione è una questione nevralgica per il futuro dell’Europa, strettamente legata al suo sviluppo economico, sociale e demografico. Va governata con umanità, legalità e lungimiranza, attraverso una strategia che tenga insieme accoglienza responsabile, integrazione, cooperazione con i Paesi di origine e canali di ingresso legali e governati, a partire proprio da quelli legati al lavoro».
Lo ha detto la Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, intervenendo oggi pomeriggio a Roma, all’Auditorium Loyola di Roma Eventi, al convegno di presentazione di “Made in Immigritaly 2026“, il secondo rapporto sui lavoratori immigrati nell’agroalimentare promosso dalla Fai Cisl e curato dal Centro Studi Confronti.
Un’occasione per fare il punto, dati alla mano, su lavoro, integrazione, tutele e contrasto al caporalato a dieci anni dalla legge 199/2016.
«Dobbiamo fare un bilancio serio dei dieci anni della legge 199», ha sottolineato la leader Cisl. «Una legge che ha rappresentato una conquista importante. Ha rafforzato la capacità repressiva dello Stato, ha colpito l’intermediazione illecita, ha chiamato direttamente in causa anche la responsabilità dell’imprenditore che utilizza il caporalato».
Ma, ha aggiunto, «dieci anni sono anche un tempo sufficiente per vedere ciò che ancora non ha funzionato. E il punto più debole rimane quello della prevenzione». Da qui l’indicazione della strada da seguire: «Possiamo e dobbiamo colpire il caporale.
Ma dobbiamo riuscire anche a togliere al caporale la funzione che esercita, costruendo prima e meglio di lui le risposte delle quali lavoratori e imprese hanno bisogno».
La numero uno di Via Po ha poi legato la qualità delle produzioni a quella del lavoro: «Il Made in Italy è credibile fino in fondo quando dietro l’eccellenza di ciò che produce ci sono legalità, contratti applicati, salari dignitosi, sicurezza, professionalità, rispetto della persona».
Il Rapporto, ha osservato Fumarola, accanto alle situazioni di sfruttamento documenta anche imprese sane, integrazione, cooperazione, percorsi di crescita professionale ed esperienze in cui la contrattazione e la bilateralità hanno prodotto risultati. «Il problema è fare in modo che le buone pratiche smettano di essere eccezioni e diventino sistema.
Vale per la legalità, per gli alloggi e per i trasporti, per la formazione, per la sicurezza. Vale per la partecipazione. Perché quanto più si rendono consapevoli i lavoratori, tanto prima si riescono a gestire le criticità e dare loro una risposta».
Fonte: cisl.it