«Il futuro non si aspetta e non si appalta. Il futuro si costruisce insieme». Con questo appello la segretaria generale della CISL, Daniela Fumarola, ha concluso oggi a Genova la manifestazione delle dieci regioni del Nord nell’ambito della mobilitazione nazionale «Il Patto che unisce» a cui hanno partecipato migliaia di lavoratori, pensionati, delegati e quadri della Cisl. Sul palco hanno portato il loro contributo i segretari generali delle unioni regionali della Liguria, Lombardia. Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Alto Adige, Trentino e Valle d’Aosta.

«Da Genova comincia oggi una grande mobilitazione. Ci porterà a Gioia Tauro e poi a Roma alla vigilia del voto finale sulla legge di bilancio. L’abbiamo chiamata “Il Patto che unisce”. La CISL non si rassegna a un’Italia dove aumentano le distanze sociali, i giovani faticano a immaginare il proprio futuro e il lavoro perde valore. Siamo qui per cambiare le cose. Per conquistare risultati», ha dichiarato Fumarola.

«Dobbiamo opporci a un Paese spaccato, prigioniero di demagogie opposte che si tengono in piedi a vicenda e che non fanno andare avanti di un passo. Salari e pensioni devono tornare a crescere. Serve una sanità che funzioni, il diritto ad abitare una casa, una scuola e un’università capaci di piantare i semi del futuro», ha aggiunto Fumarola.

«In Italia si continua a morire di lavoro: oltre mille vite spezzate ogni anno. La sicurezza è un diritto che viene prima di ogni bilancio aziendale. Nessun vantaggio può essere costruito risparmiando sulla vita delle persone. Pretendiamo controlli efficaci, prevenzione partecipata, formazione vera, responsabilità lungo tutta la catena degli appalti», ha sottolineato la leader della CISL.

«Conosciamo i vincoli dei conti pubblici. I conti pubblici vanno preservati, ma rigore non può voler dire rassegnazione. E soprattutto responsabilità non può significare chiedere sempre agli stessi di pagare il conto», ha detto Fumarola.

«Ci sono tre scelte davvero gravi che vanno cambiate nella manovra. La flat tax al 15 per cento allargata fino a 100 mila euro di ricavi per gli autonomi non è accettabile perché crea figli e figliastri: a parità di reddito un dipendente o un pensionato paga più del triplo di tasse. La nuova stretta sulla rivalutazione delle pensioni è pura ingiustizia. E poi c’è la scuola: assurdo e miope il taglio che falcia quasi settemila posti tra docenti e personale Ata. Chiediamo il ritiro di quei tagli e un confronto immediato», ha affermato Fumarola.

«Questo impegno riguarda anche le donne, ancora penalizzate da retribuzioni più basse, carriere discontinue, servizi insufficienti e responsabilità familiari distribuite in modo diseguale. Un Paese che lascia fuori metà del suo talento si condanna da solo. Servono servizi per l’infanzia e la non autosufficienza, congedi parentali più equilibrati, contrattazione, opportunità di carriera e un Fondo nazionale per la cura», ha proseguito la segretaria generale della CISL.

«Il nostro Libro Verde è l’offerta che la CISL mette sul tavolo della politica, delle imprese e degli altri sindacati per un accordo su riforme e investimenti che durino non per i prossimi mesi elettorali, ma per i prossimi dieci anni. Con il Patto sociale vogliamo aprire una stagione nuova, nella quale Governo, imprese e forze sociali assumano impegni concreti e verificabili», ha spiegato Fumarola.

«La CISL non ha governi amici o nemici: riconosce ciò che è positivo, chiede di correggere ciò che è insufficiente, contrasta le scelte che ritiene sbagliate. Senza pregiudizi e senza subalternità nei confronti di nessuno. L’orgoglio dell’autonomia è l’energia che ci dà forza ogni giorno, anche quando necessario per andare fieramente controcorrente. Continueremo a cercare l’unità con CGIL e UIL ovunque sia possibile e soprattutto utile ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani di questo Paese. Ma l’unità si costruisce partendo sempre dai contenuti e rispettando le differenze», ha rimarcato Fumarola.

«In questo clima la più infame delle valvole di sfogo torna in auge con un termine che fa rabbrividire: “remigrazione”. Una parola orrenda per un’idea sporca, la deportazione su base etnica. Da questa terra di partenze e di arrivi, dove tanti italiani si sono imbarcati per emigrare, non lontano da Quarto, dove è partita la spedizione che ha portato all’Unità d’Italia, da qui noi, oggi e per sempre, quella parola la respingiamo con tutta la forza che abbiamo. Qui e in ogni altra sede. Solo chi è in malafede può tentare di far dimenticare che la grandezza non solo di Genova, ma dell’intera nostra penisola è dovuta all’incontro tra popoli di origine diversa! Chi in Italia lavora, paga tasse e contributi, rispetta le leggi e i valori fondamentali è parte della comunità nazionale. Punto!», ha dichiarato Fumarola.

«Otto anni fa, quando il ponte Morandi è crollato con le sue quarantatré vittime, Genova non si è divisa. Istituzioni, imprese, lavoratori e cittadini hanno remato nella stessa direzione e in meno di due anni hanno edificato un ponte nuovo. Quel ponte dice all’Italia quello che noi le chiediamo da questo palco: torniamo a costruire coesi. Uniamo il Paese», ha ricordato la segretaria generale.

«L’Italia non è condannata al declino, può cambiare, può tornare a crescere, può tornare a sperare dentro un grande accordo per il lavoro, la coesione e la crescita. Perché il futuro non si aspetta e non si appalta. Il futuro si costruisce insieme», ha concluso Daniela Fumarola.

 

Fonte: cisl.it