Il Ministro Speranza ha firmato il decreto che istituisce la rete per lo screening polmonare (RISP) per combattere la lotta contro il tumore al polmone, prevedendo un fondo di 1 milioni di euro ripartito tra le regioni e le provincie autonome per ciascuno degli anni 2021 e 2022.
La rete ha lo scopo di contrastare la diffusione di tumori al polmone e aumentare le diagnosi precoci, permettendo di arrivare a cure più efficaci.
Nel documento è riportata la lista di 18 centri specializzati RISP divisi per 15 regione, coordinati dall’istituto Tumori di Milano, che nel prossimo biennio sottoporranno ad un programma di screening una platea di 7300 grandi fumatori a rischio di tumore, ma anche di altri tumori con patologia cronica cardio-respiratoria. I soggetti saranno individuati dai medici di medicina generale e saranno sottoposti ad una serie di analisi e controlli tramite tomografia computerizzata a basso dosaggio (LDCT) nell’arco di un periodo di 18 -24 mesi volti. 

La patologia
Secondo i dati dell’Airc, nel 2020 sono state stimate in Italia circa 40.800 nuove diagnosi di tumore del polmone (27.500 negli uomini e 13.300 nelle donne), che rappresentano il 14,1% di tutte le diagnosi di tumore negli uomini e il 7,3% nelle donne. Negli ultimi anni si è osservata una moderata diminuzione dell’incidenza (numero di nuovi casi in un determinato periodo, per esempio un anno) negli uomini, ma un aumento significativo nelle donne: la spiegazione di queste variazioni è l’abitudine al fumo, che è calata nella popolazione maschile ed è invece aumentata in quella femminile.
In base ai dati oggi disponibili, nel corso della vita un uomo su 10 e una donna su 35 possono sviluppare un tumore del polmone, mentre un uomo su 11 e una donna su 45 rischiano di morire a causa della malattia.
Il tumore del polmone è una delle prime cause di morte nei Paesi industrializzati, Italia compresa. Nel mondo causa 6 milioni di morti ogni anno, mentre nel nostro Paese, questa neoplasia è la prima causa di morte per tumore negli uomini e la seconda nelle donne, con quasi 34.000 morti in un anno. In Italia fumano ancora 11 milioni di persone.

Chi è a rischio
Il più importante fattore di rischio per il tumore del polmone è rappresentato dal fumo di sigaretta: esiste infatti un chiaro rapporto tra questa abitudine e la malattia, e ciò vale anche per l’esposizione al fumo passivo. 

Più si è fumato (o più fumo si è respirato nella vita), maggiore è la probabilità di ammalarsi. Secondo gli esperti, contano sia la quantità di tempo in cui si è fumato, sia il numero di sigarette fumate. Ma la durata potrebbe essere un fattore ancora più importante: se si inizia a fumare da giovanissimi un pacchetto al giorno e si prosegue per il resto della vita, ci si può ammalare addirittura di più rispetto a chi, comunque esposto ad altissimo rischio, fuma due pacchetti al giorno ma per un tempo più breve. Smettere determina invece una forte riduzione del rischio.
In cifre, il rischio relativo dei fumatori di ammalarsi di tumore al polmone aumenta di circa 14 volte rispetto ai non fumatori e addirittura fino a 20 volte se si fumano più di 20 sigarette al giorno.
Il fumo di sigaretta è responsabile di 8-9 tumori del polmone su 10, ma anche cancerogeni chimici come l’amianto (asbesto), il radon e i metalli pesanti sono fattori di rischio per questa malattia, soprattutto per quella parte di popolazione che viene a contatto con queste sostanze per motivi di lavoro: si parla in questo caso di esposizione professionale.
Aumentano il rischio di ammalarsi anche l’inquinamento atmosferico, casi di tumore del polmone in famiglia (soprattutto nei genitori o in fratelli e sorelle) e precedenti malattie polmonari o trattamenti di radioterapia che hanno colpito i polmoni (magari per un pregresso linfoma).

 

Fonte: pensionati.cisl.it