“L’intervento di cura si è trasformato nella costruzione di scatole chiuse”

Le Rsa non sono state solo l’epicentro dei focolai e della strage di anziani. Ma anche i luoghi della reclusione, proprio per contenere il contagio.

Dal 15 ottobre è entrato in vigore il DL del 21 settembre n. 127/2021 e si potrà accedere ai luoghi di lavoro, pubblici e privati (anche per i lavoratori domestici colf, badanti e babysitter), solo se in possesso del Green Pass (che si può ottenere anche con un tampone antigenico), oppure di un certificato medico di esenzione. Il DL stabilisce anche l’accertamento delle violazioni dell’obbligo di possesso ed esibizione.

Per quanto riguarda i servizi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari per le persone anziane e disabili, dal 10 ottobre 2021 fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, l’obbligo vaccinale si applica a tutti i soggetti anche esterni che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa in tali dimore. Quindi anche alle figure non sanitarie come gli operatori di assistenza, gli animatori, gli educatori. Per le RSA era già imposto l’obbligo vaccinale a tutti gli operatori sanitari delle strutture pubbliche e private.

Come ricordiamo, i vari decreti riguardanti le strutture residenziali che sono stati emanati durante la pandemia, in un primo momento avevano conferito ai direttori sanitari ampi poteri e troppa discrezionalità per la gestione delle aperture, che noi avevamo prontamente criticato. Finalmente l’Ordinanza del Ministro della Salute dell’8 maggio u.s., ha obbligato tutte le RSA, gli Hospice, le Strutture riabilitative, le Case di Riposo a riaprire alle visite dei familiari e amici.

Il protocollo del ministro Speranza prevede una programmazione delle visite basata sulle “condizioni” della struttura, del parente che fa ingresso nella Rsa e della persona anziana, che tenga in conto età`, fragilità` e vaccinazione. Inoltre, la “pianificazione degli accessi” deve considerare sia i “bisogni clinico-assistenziali-terapeutici” che quelli “psicologici, affettivi, educativi e formativi” della persona fragile e del proprio familiare.

Per quest’ultimo motivo, l’ordinanza prevede, pur nella “massima sicurezza”, anche la possibilità` di “uscite programmate” e di “rientri in famiglia”, attraverso una “specifica regolamentazione”. Inoltre, ai parenti viene richiesta la “corresponsabilizzazione” nell’ottica della “massima condivisione delle scelte assunte”, con “l’assunzione di responsabilità` nelle condotte da assumere anche al di fuori della struttura”.

Come per tutte le attività` riaperte in questo periodo, alla base delle visite, ci sono le certificazioni verdi Covid-19 (art. 9 del DL 22 aprile 2021, n. 52), comprovanti lo stato di avvenuta vaccinazione oppure essere guariti e avere gli anticorpi all’infezione da SARS-CoV-2, oppure aver effettuato un tampone molecolare o antigenico rapido, nelle 48 ore precedenti alla visita.

Successivamente la nuova Nota Circolare del Ministero della Salute, datata 30 luglio 2021, ha ulteriormente “richiamato l’attenzione sull’opportunità di assicurare, ad un familiare dell’ospite della struttura Rsa purché munito del Green Pass, l’accesso alle Rsa e alle residenze assistenziali per persone con disabilità, tutti i giorni della settimana anche festivi, garantendo che la visita si svolga in un tempo congruo al bisogno di assistenza di durata possibilmente sino a 45 minuti “.

Abbandonati e chiusi

Nella realtà` questi luoghi continuano ancora oggi, nella maggior parte dei casi, ad essere chiusi e off limits, sebbene gli anziani siano stati tra i primi ad essere vaccinati e l’ultimo Report nazionale sulla Sorveglianza Covid-19 Strutture Residenziali Socio-Sanitarie Nell’emergenza Covid19 – periodo 5 Ottobre 2020 – 19 Settembre 2021, pubblicato il 30 settembre dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), indichi una quasi totale scomparsa dei nuovi casi di COVID-19, a seguito della campagna vaccinale.

Nonostante le proteste delle Organizzazioni sindacali dei pensionati/pensionate Cgil, Cisl e Uil e dei familiari che nel frattempo si sono disperatamente organizzati in associazioni, nella maggior parte nelle RSA e in tutte le altre strutture, a dispetto delle leggi dello Stato, sono stati eretti i muri dei divieti, della paura e talvolta di “sottili ricatti velati” per chi vive all’interno e chi chiede di poter assistere il proprio familiare. Altro che corresponsabilizzazione tra strutture e parenti nell’ottica della “massima condivisione delle scelte assunte”!

Alla FNP Cisl questo sembra una grave e reiterata situazione che abbiamo più volte rappresentato alle Istituzioni ma che non hanno sortito l’effetto desiderato. Ricordiamo che sin dal primo lockdown, unitariamente a Spi e Uilp, abbiamo inoltrato ripetuti appelli al Ministro della Salute, delle Politiche Sociali, al Presidente Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, all’ANCI, in cui chiedevamo un intervento urgentissimo e la deroga delle norme circa l’accesso dei parenti.

Precisiamo, inoltre, che i cittadini e le cittadine che usufruiscono di questi servizi, non sono “ospiti” di ben emeriti benefattori, come impropriamente vengono considerati, ma pagano una retta, spesso anche esosa, per avere in cambio prestazioni sociali e sanitarie!

Dunque chi sarebbero gli ospiti: gli utenti/residenti o i direttori e tutto il personale?

Purtroppo, ancora oggi, nella maggior parte delle strutture residenziali si continua a privare le persone anziane di quella che in assoluto è la prima cura alla persona, rappresentata dalla vicinanza della famiglia e delle persone care. Perché la cura è innanzitutto fatta di presenza, di aiuto nella vita quotidiana, di ascolto, di affetto, di relazione, di riconoscersi in una storia comune, di rendere un ambiente sano accogliente e protettivo. Prestare le cure, risponde al bisogno umanissimo e antico quanto il mondo, di seguire i propri cari e care nella fragilità che la disabilità e l’invecchiamento avanzato o patologico comportano, fino all’accompagnamento alla morte e al morire in modo dignitoso. Secondo molti studi, la cura da parte della famiglia è la prima terapia non farmacologica in grado di alleviare le sofferenze e apportare reali miglioramenti alla salute della persona. Ancora, la presenza dei familiari facilita notevolmente la qualità del lavoro e aiuta di fatto gli operatori.

“Abbandonati”. Si riassume efficacemente in un’unica parola, il titolo, l’esito dell’indagine di Amnesty International sulle politiche regionali e governative per le Residenze sanitarie per anziani (Rsa) durante la pandemia.

Le scelte effettuate nella gestione della pandemia Covid per le strutture sanitarie e socio assistenziali per anziani hanno comportato la “violazione di diritti umani in cinque campi:

il diritto alla vita, alla salute, al non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradati, alla non discriminazione, al rispetto della vita privata e familiare”. Gli ospiti delle Rsa che sono sopravvissuti al Covid si trovino ancora in uno stato di privazione dei propri diritti nel momento in cui poco o nulla viene fatto per migliorare la loro condizione di privazione di libertà e socialità che ne peggiora lo stato di salute.

Infine, precisiamo i rischi, più` volte denunciati dal Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della liberta` personale, che il “protrarsi del confinamento” a causa della pandemia, si configura in una “situazione di privazione de facto della libertà” delle persone (vietata dall’articolo 13 della nostra Costituzione). Tale confinamento si traduce, secondo vari report dell’Istituto Superiore di Sanità, in un aumento dei maltrattamenti e nel ricorso alla contenzione sia fisica, sia farmacologica. Tutto questo si e` accentuato con la pandemia, anche a causa del divieto fatto ai familiari, ai visitatori e al volontariato di entrare nelle strutture.

Oggi torniamo a chiedere alle Istituzioni di rispettare i diritti essenziali della persona umana:

  • il diritto alla cura e il diritto di ricevere la visita dei propri familiari, in modo contingentato e in sicurezza;
  • il diritto/dovere dei familiari di prestare le cure essenziali ai propri cari.

Non ci resta che appellarci nuovamente al Ministro della Salute Roberto Speranza e a tutte le Istituzioni regionali e territoriali competenti affinché nelle residenze assistenziali per le persone anziane e fragili le norme, che lo stesso Governo ha emanato, siano applicate in modo omogeneo e diffuso e che i suddetti servizi devono ritornare ad essere luoghi sociali di inclusione e non di esclusione, isolamento e segregazione.

Ancora oggi gli anziani che vedono poco i loro parenti si sentono soli, abbandonati, e non comprendono fino in fondo cosa stia accadendo intorno a loro. Di conseguenza le condizioni di salute possono peggiorare e gli effetti collaterali diventare anche più dannosi dello stesso contagio. Questa è anche una nostra responsabilità.

 

Fonte: pensionati.cisl.it