La pandemia da COVID-19 ha investito vite umane, rapporti sociali ed economie di tutto il mondo, dando vita ad una crisi globale senza precedenti. Quella del 2020 infatti non può dirsi una recessione paragonabile a quelle del passato. Si sono sovrapposte contemporaneamente crisi sanitaria ed economico-sociale, mettendo a dura prova molte aree del Nord Italia (specialmente nella prima fase) dove si sono registrati, al contempo, alti tassi di mortalità e importanti perdite di reddito. È stato un evento totalmente inatteso a cui nessuno era sostanzialmente preparato, che ha prodotto immediate conseguenze economiche e occupazionali.

Oltre l’ostacolo, il Rapporto Caritas 2021

La crisi da COVID-19 ha avuto, come sappiamo, un evidente effetto sulle condizioni economiche delle famiglie. Nel 2020, secondo le stime definitive rilasciate dall’ISTAT lo scorso giugno, risultano in povertà assoluta oltre due milioni di famiglie (pari a un’incidenza del 7,7%), per un totale di 5,6 milioni di poveri assoluti (l’incidenza tra gli individui si attesta al 9,4%). Dopo la flessione registrata nel 2019, torna dunque a salire in modo significativo lo stato di deprivazione nel nostro Paese, che conta oggi in termini assoluti oltre un milione di poveri assoluti in più rispetto al pre-pandemia.

La Caritas nel nuovo Rapporto 2021 sulla povertà ed esclusione sociale in Italia restituisce una fotografia del Paese con molte ombre. Nel 2020, primo anno della pandemia COVID-19, si sono registrati un 44% in più di nuovi poveri; un terzo di questi ha continuato a fare ricorso agli aiuti anche nell’anno in corso. 
Il 17 ottobre 2020 era stato pubblicato il Rapporto Caritas intitolato “Gli anticorpi della solidarietà”, mentre  l’edizione del 2021 del rapporto, dal titolo “Oltre l’ostacolo”, si cala in un momento cruciale della vita del nostro Paese, ancora alle prese con la persistenza di un’emergenza sanitaria che ha colpito duramente il tessuto sociale ed economico, evidenziando tuttavia grandi esempi di risposta e resilienza, da parte di tanti attori, pubblici e privati.

Il Rapporto sulla povertà è un esempio di misurazione dell’ostacolo, in quanto offre una grande abbondanza di dati e informazioni quantitative e qualitative sui fenomeni di povertà che si affacciano alla Caritas. Grazie ad una rete di punti di osservazione in costante crescita, è possibile dare ragione del mutamento dei volti della povertà, delle nuove domande socioassistenziali che emergono e del tipo di risposta e interventi messi in atto per il contrasto di tali fenomeni.

I dati

Secondo il rapporto sulla povertà, nei primi otto mesi del 2021 è aumentato del 7,6% il numero di persone assistite dalla Caritas rispetto al 2020, anche se nel post pandemia diminuisce l’incidenza dei nuovi poveri, che sono tuttavia una grossa fetta, il 37% del totale della povertà in Italia. E una mano, testimonia la Caritas, l’ha offerta anche il Reddito di Cittadinanza che ha sostenuto 3,7 milioni di persone, uno su cinque (il 19,9%) fra coloro che si sono rivolti ai centri e servizi Caritas nel 2020.

Nel 2020 la Caritas in Italia ha complessivamente supportato 1,9 milioni di persone, una media di 286 individui per ciascuno dei 6.780 servizi gestiti dallo stesso circuito delle Caritas diocesane e parrocchiali. Tra le regioni con più alta incidenza di “nuovi poveri” la Valle d’Aosta (61,1%), la Campania (57,0), il Lazio (52,9), la Sardegna (51,5%) e il Trentino-Alto Adige (50,8%).

In termini di tipologie familiari, lo stato di disagio economico appare strettamente associato al numero di componenti: l’incidenza della povertà assoluta passa dal 20,5% tra le famiglie con cinque e più componenti, all’11,2% di quelle con quattro; si attesta invece all’8,5% se si è in tre. La situazione si fa più critica se ci sono figli conviventi, soprattutto se si tratta di minori, e se sono più di uno: in quel caso l’incidenza sale infatti al 9,3% nelle famiglie con un solo figlio minore, al 22,7% in quelle che ne hanno tre (o più). Rispetto alla condizione professionale, il 2020 segna un netto peggioramento delle condizioni di vita degli occupati per i quali l’incidenza della povertà sale dal 5,5% al 7,3%, con evidenti differenze in base alla posizione occupata. Per le famiglie con persona di riferimento inquadrata come operaio o assimilato il peso della povertà arriva al 13,2%, fra i lavoratori in proprio al 7,6%. Risulta stabile invece, la situazione delle famiglie con persona di riferimento ritirata dal lavoro (4,4%) o in cerca di occupazione (19,7%).

Che l’emergenza sanitaria abbia prodotto una pesante ricaduta socioeconomica non è una sorpresa ma il rapporto annuale della Caritas alza il velo su una realtà che si sta rivelando drammatica. Con il COVID-19 aumentano i poveri che si devono affidare, in molti casi per la prima volta, all’aiuto della rete sociale della Chiesa. 
I più svantaggiati negli ultimi 12 mesi, secondo i dati raccolti dalla Caritas, sono minori e giovani under 34, perché da anni ormai la povertà assoluta è strettamente correlata all’età, tende cioè ad aumentare al diminuire di quest’ultima, tanto che l’incidenza maggiore si registra proprio tra bambini e ragazzi under 18. La povertà minorile, ribadisce la Caritas, costituisce infatti la forma più iniqua di disuguaglianza perché pregiudica l’oggi e al contempo anche il domani dei più piccoli e dei ragazzi.

Con la chiusura straordinaria della scuola per gran parte del 2020 e del 2021 si è di fatto bloccato quello che può essere definito il principale strumento di mobilità sociale, alimentando così forti disparità tra ragazzi: ad esempio tra coloro che potevano contare su dispositivi per la didattica a distanza (oltre che di spazi adeguati) e coloro che, al contrario, si trovavano in condizione di deprivazione e disagio sociale; ma anche tra bambini e ragazzi con livelli di competenze e di preparazione diversi, rafforzando così molte situazioni di deficit e ritardi preesistenti.

Secondo l’indagine, sono le donne ad aver pagato il prezzo più alto della pandemia in termini di povertà ma anche violenza domestica e discriminazione. Sulle donne è gravato tutto il carico di cura e le responsabilità familiari legate a figli, persone anziane, ammalati e disabili. Le donne sono state più esposte al rischio della perdita del lavoro e questo anche perché i settori maggiormente toccati dalle restrizioni e dalle misure anti-contagio sono stati soprattutto quelli a prevalenza femminile, come il commercio, la ristorazione, i servizi, il turismo, ma anche perché il lavoro femminile risulta spesso precario.

La Caritas nel nuovo Rapporto lancia l’allarme usura nel Paese, in netto aumento a causa della pandemia. La Consulta nazionale Antiusura Giovanni Paolo II aveva stimato che già prima della pandemia almeno due milioni di famiglie sopportassero debiti non rifondibili a condizioni ordinarie. La vulnerabilità all’indebitamento patologico e all’usura si proietta sullo sfondo della recessione economica e della povertà assoluta, che hanno conosciuto un netto incremento a causa della pandemia.

La pandemia ha aggravato la povertà nel Paese che ha allungato la sua ombra anche su zone un tempo impensabili, come le “perle del turismo”. Il Rapporto Caritas sulla povertà contiene uno studio sugli effetti della pandemia su 4 aree di interesse turistico: Assisi (Perugia), Ischia (Napoli), Riva del Garda (Trento) e Venezia. In Italia, nel 2017, il turismo rappresentava il 6% del valore aggiunto nel Paese. Asso turismo stima una perdita di quasi 84 milioni di pernottamenti di turisti italiani e 157,1 milioni di turisti stranieri, con un calo degli arrivi di quasi il 62%. Il crollo delle presenze si è tradotto in una drastica contrazione della domanda di beni e servizi in diversi settori: la stima è di oltre 50 miliardi di euro.

In sintesi, la fotografia che emerge è la seguente:
–    cresce del 7,6% il numero di persone assistite rispetto al 2020; dato che, se confermato anche per il resto dell’anno (e per la totalità dei centri/servizi in rete), sarebbe assai allarmante;
–    nel post pandemia torna a calare l’incidenza dei nuovi poveri che costituiscono il 37,0% del totale; percentuale che tornerebbe ad allinearsi a quella degli anni pre-Coronavirus (se convalidata a fine 2021);
–    le persone incontrate per la prima volta nell’anno dell’emergenza sanitaria (2020) ancora in uno stato di bisogno costituiscono il 16,1% degli assistiti;
–    sale la quota di chi vive forme di povertà croniche (27,7%); più di una persona su quattro è accompagnata da lungo tempo e con regolarità dal circuito delle Caritas diocesane e parrocchiali;
–    preoccupa anche la situazione dei poveri “intermittenti” (che pesano per il 19,2%), anch’essi in crescita, che oscillano tra il “dentro-fuori” la condizione di bisogno, collocandosi a volte appena al di sopra della soglia di povertà e che appaiono in qualche modo in balia degli eventi, economici/occupazionali (perdita del lavoro, precariato, lavoratori nell’economia informale) e/o familiari (separazioni, divorzi, isolamento relazionale, ecc.).

Gli impatti più gravi di questo tempo si concentrano proprio nelle fasce più fragili della popolazione, con il conseguente acuirsi delle vulnerabilità e dei divari preesistenti. Nella premessa al Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Presidente Mario Draghi ricorda che ad essere particolarmente colpiti dalla pandemia sono stati “donne e giovani” e da queste categorie bisogna ripartire rafforzando le politiche sociali che mettano al centro il lavoro. Come FNP CISL ribadiamo che questi dati sono davvero allarmanti. La situazione è drammatica, e invece di perdere tempo a discutere su abolizione degli aiuti sociali a famiglie e persone, serve una politica specifica del Governo per sostenere famiglie, persone, disoccupati e giovani attraverso il lavoro, l’inclusione, i nuovi servizi sociali.

 

Fonte: pensionati.cisl.it