In Italia non sono più le malattie cardiovascolari ma i tumori a guidare la triste classifica delle malattie che tolgono più anni di vita per disabilità o mortalità prematura: questi i dati emersi da uno studio pubblicato dal The European House Ambrosetti sui cambiamenti della spesa sanitaria e previdenziale.

A fronte di 370 mila nuovi casi l’anno, tra anni Novanta e Duemila è migliorato il tasso di sopravvivenza a 5 anni (dal 39 al 54% nei maschi, dal 55 al 63% nelle femmine) malgrado un calo tendenziale della spesa. Il Servizio sanitario nazionale – come riporta lo studio – pur spendendo di più per acquistare nuovi farmaci costosi per curare il malato di cancro, ora sborsa nel complesso di meno.

Nel 2018, rispetto a 9 anni prima, la spesa socio-sanitaria per la cura dei tumori è stata del 10,8% in più, ma essendo i pazienti in vita il 60% in più, a conti fatti il costo pro capite è diminuito del 30%. Sono crollati i costi di perdita di produttività – i pazienti cronicizzati si sono stabiliti più rapidamente – e si è dimezzata la spesa non farmaceutica, crollando il numero di giorni trascorsi in ospedale.

Tuttora però l’Institute of Health Economics stima che in Italia i costi derivanti dalla perdita di produttività lavorativa dovuta all’assenza dal lavoro del paziente oncologico in Italia ammontino a 5,2 miliardi (dato 2018) e per il caregiver a 827 milioni di euro di mancati redditi. Le associazioni di pazienti e i medici guardano con molta attenzione al Piano nazionale di ripresa e resilienza, che attinge ai fondi europei, e al Piano oncologico nazionale che il Ministero della Salute licenzierà entro l’anno, in accordo con le Regioni. Da quest’ultimo ci si aspetta che limi le diseguaglianze Nord-Sud nell’accesso a diagnosi, terapia, riabilitazione e che recuperi i cittadini che in quest’anno e mezzo sono rimasti in lista d’attesa per prestazioni essenziali o non hanno potuto essere convocati per gli screening: durante la pandemia, l’adesione ai programmi per i tumori di cervice uterina, mammella e colon è scesa fra il 40 e il 50%.

Si ricorda che, secondo le linee guida internazionali, in gran parte dei tumori al seno il trattamento adiuvante entro le prime 8 settimane si lega alla sopravvivenza di otto donne su dieci, ma per un ritardo di 4 settimane si registrano 10 mortalità in più ogni mille pazienti. Certo, i ritardi nelle terapie non sono solo colpa del Covid-19 ma anche della lentezza di Governo ed Amministrazioni regionali nel capire i bisogni di medici e pazienti.

Alla luce di questi dati crediamo sia opportuno che il Governo investa soprattutto sulla ricerca, in particolare quella medica e farmaceutica. Nel 2018 in Italia la spesa complessiva in ricerca e sviluppo è stata di appena 25,2 miliardi di euro, poco più dell’1,4% del Pil. Solo tramite questo tipo di investimenti sarà possibile raggiungere un miglioramento delle cure domiciliari, attraverso anche l’uso di farmaci innovativi che migliorano progressivamente la sopravvivenza e la qualità della vita delle persone, liberando risorse da reinvestire per abbattere le liste di attesa e migliorare l’efficienza degli ospedali e della medicina territoriale, producendo anche efficienza nell’uso della spesa sanitaria complessiva.

Vi ricordiamo che ottobre è il mese rosa, per sensibilizzare le donne sull’importanza della prevenzione nella lotta al tumore del seno. In ogni regione sono previste iniziative di screening e controlli gratuiti.

 

Fonte: pensionati.cisl.it