Il futuro degli anziani è il futuro dell'Italia

Previdenza, legge per la non autosufficienza, riforma della sanità e del sistema delle Rsa, lavoro di cura. Il futuro degli anziani è strettamente legato a questi temi e a come verranno affrontati l’anno prossimo. La buona notizia è che, grazie al Pnrr, ci sono le risorse; dopo anni di disinvestimento e tagli lineari. Ma servono anche riforme, programmi strutturali, per cambiare il futuro degli anziani, che è il futuro del Paese. Perché, come ricorda a Conquiste del Lavoro il segretario della Fnp Cisl, Piero Ragazzini, da qui al 2050 gli anziani saranno la stragrande maggioranza degli italiani. E questa deve essere considerata “un’opportunità da cogliere”.
Sul fronte della previdenza è partito un dialogo costruttivo col Governo, affidato a tre tavoli tecnici. Draghi ha detto che il Governo punta a un sistema pienamente contributivo.
Su questo non siamo d’accordo. Sosteniamo la piattaforma unitaria. Non si può andare in questa direzione. I sindacati chiedono una flessibilità in uscita vera; e ragionamenti per i giovani. Bisogna salvaguardare le pensioni dei giovani e avviare una campagna costante, anche di comunicazione, sulle pensioni integrative. La previdenza complementare ha buoni tassi di adesione ma solo per le classi di età medio alte. I giovani che aderiscono sono pochi. 
Il cantiere della previdenza è stato appena avviato. E si attende un’altra riforma importante, quella della non autosufficienza. Da anni il sindacato chiedeva una legge, che finalmente arriverà. 
La legge sarà una cornice nazionale e darà sostegno e copertura alle famiglie colpite da questo dramma. Molte Regioni hanno una loro legge ma molte non la hanno. Si tratta di una normativa che non riguarda solo i pensionati, anche se sono la maggioranza che ne usufruisce, ma anche giovani. È una legge di civiltà che perseguiamo da anni. Finalmente, sia nel Pnrr sia con la commissione presieduta da Livia Turco, si punta ad arrivare in tempi rapidi a una legge.
Sul fronte delle risorse, che giudizio date?
È importante che il fondo sia stato finanziato con 850 milioni di euro. Nella prima stesura della legge di Bilancio erano solo 125 milioni. Su questo fronte, le risorse sono ancora insufficienti, ma è stato fatto un passo avanti enorme. 
La Fnp parla da anni di patto tra generazioni Cosa intendete?
Intendiamo, innanzitutto, che bisogna fare una campagna corretta, di informazione e comunicazione. Ossia, smettere di dire che gli anziani rubano il futuro ai giovani. Le pensioni non sono una regalia, sono un diritto acquisito con il lavoro. Come pensionati, come scritto nelle nostre tesi congressuali, puntiamo a essere attrattivi per i giovani, attraverso idee semplici. Per esempio, faremo iniziative di formazione comune: i giovani ci mettono le competenze e noi l’esperienza. Stiamo lavorando con la Felsa a iniziative territoriali, esperienze ed eventi in tutta Italia. Inoltre, apriremo le nostre sedi ai giovani. È un’idea che arriva dai congressi. Abbiamo sedi in tutta Italia e i giovani hanno bisogno di spazi di aggregazione: per iniziative formative, per il tempo libero, per fare cultura. Il nostro obiettivo è lavorare e seminare, per creare un patto per le generazioni.
In questi quasi due anni, la pandemia ha messo a nudo le lacune del nostro sistema sanitario e socio-sanitario, a partire da quelle delle Rsa.
La sanità va riformata e verrà riformata. La riforma del sistema dovrà rimettere al centro la medicina del territorio, valorizzare la domiciliarità, consentire di tenere le persone a casa loro. Senza demagogia, ovviamente. Non si possono chiudere le Rsa. Ma devono funzionare diversamente. L’attenzione alla sanità e alla condizione degli anziani è un cambiamento radicale dovuto al Covid. Ma sono anche le statistiche a dirci che il che da qui al 2050 ci sarà un giovane ogni tre anziani. Servono dunque politiche di invecchiamento attivo. Gli anziani non sono un peso ma un’opportunità per il Paese. E su questo fronte, si può creare buona occupazione. Ma servono interventi, perché avremo sempre più bisogno di medici, infermieri, badanti. 
Su questi lavori si è posta meno enfasi che sulle professioni green o digitali. 
Eppure, in futuro saranno sempre di più. Per questo bisogna destinare risorse al settore della cura, ai lavori di cura. Anche se se ne parla poco, la manodopera sarà necessaria. E dovrà essere formata, specializzata. Con politiche di sostegno alla natalità, infatti forse nel 2050 non ci sarà un giovane ogni tre anziani, ma comunque ci sarà una forte asimmetria. Bisogna lavorare in questa prospettiva. La vita si allunga e può essere vissuta al meglio. 
Ilaria Storti

 

Fonte: conquistedellavoro.it