Green pass: con obbligo per badanti? Ecco le nuove regole dal 15 ottobre

Il possesso e l’esibizione del green pass da parte del lavoratore diventano un obbligo di legge

Secondo alcune stime sono più di 600mila, secondo altre addirittura un milione i lavoratori domestici che non sono ancora in possesso del green pass.

Alcuni dati

Si parla di circa 900mila dipendenti in regola e quasi 1,1 milioni stimati in nero, quindi un totale di 2 milioni. Tra di loro ci sono 240mila baby sitter, 740mila badanti e oltre 1 milione di colf.

Nei mesi scorsi, le associazioni dei datori di lavoro domestico hanno chiesto al Governo di intervenire, prima per facilitare l’accesso alla vaccinazione anti-Covid di badanti, colf e baby sitter, e poi per introdurre l’obbligo del green pass, in linea con le misure di sicurezza adottate per altre categorie professionali, dal personale sanitario ai lavoratori delle Rsa.

 Quasi il 70% dei lavoratori del settore sono stranieri e provengono da Paesi nei quali la copertura vaccinale è inferiore rispetto all’Italia.

Dal 15 ottobre scatta anche per colf, badanti e baby sitter l’obbligo di green pass. C’è infatti anche la categoria dei lavoratori domestici nel Decreto legge 127/2021, che disciplina appunto l’utilizzo della certificazione verde per l’accesso a tutti i luoghi di lavoro, pubblici e privati.

In sostanza anche le abitazioni private vengono equiparate ad un qualsiasi altro luogo di lavoro e vengono quindi applicate le medesime regole. La famiglia dovrà dunque comportarsi come tutti gli altri datori di lavoro, con l’obbligo di farsi carico di verificare che la persona che lavora in casa sia dotata di green pass in corso di validità.

Come fa il datore a verificare l’attendibilità del green pass?

Lo strumento più semplice, in questo senso, è l’app VerificaCovid19, che permette di verificare la regolarità del documento semplicemente scansionandone il QR code.

Se il lavoratore domestico non ha il green pass?

Se il lavoratore domestico assunto non possiede o non esibisce una versione valida del green pass dovrà essere considerato assente ingiustificato: non potrà quindi svolgere attività lavorativa e non percepirà la retribuzione. La motivazione di un eventuale licenziamento non potrà, invece, essere il mancato possesso del green pass poiché il Dl 127/2021 prevede espressamente che il lavoratore, seppur assente ingiustificato, abbia diritto alla conservazione del posto di lavoro. D’altra parte, non va dimenticato che nel rapporto di lavoro domestico vige comunque un regime di libera recedibilità. Pertanto, il datore di lavoro sarà sempre libero di licenziare senza addurre una motivazione né una giusta causa, la cui sussistenza rileva esclusivamente ai fini del diritto all’indennità sostitutiva del preavviso.

Che tipo di controlli o sanzioni deve aspettarsi la famiglia?

Ricordiamo che per il lavoratore che entra nel luogo di lavoro senza green pass è prevista una sanzione va da 600 a 1.500 euro. Per il datore di lavoro che non controlla il documento la sanzione va da 400 a 1.000 euro.

Ricordiamo un problema che la FNP ha già posto all’attenzione del Ministero della Salute quello relativo al vaccino Sputnik. Esistono numerose colf e badanti, per lo più provenienti dai Paesi dell’Est Europa, le quali sono vaccinate con lo Sputnik, attualmente non riconosciuto in Italia. È evidente che per queste assistenti familiari sarà un problema quando, il prossimo 15 ottobre, scatterà l’obbligo del Green Pass. Anche le famiglie nelle quali sono impiegate potrebbero avere dei problemi, trovandosi all’improvviso senza nessuno che si prenda cura dei loro cari.

Dati: Associazione datoriale Domina, Assindatcolf


Fonte: pensionati.cisl.it