Il provvedimento è entrato in vigore il 1° gennaio 2026. Di seguito una sintesi delle misure fiscali di maggiore interesse per la nostra categoria, con i relativi commenti della Confederazione, estrapolati dall’analisi di approfondimento contenuta nella Circolare CISL n. 279/2026, rimessa in allegato alla presente. In primo luogo, la manovra interviene sulla struttura dell’IRPEF, disponendo la riduzione della seconda aliquota dal 35% al 33%, senza modificare l’ampiezza dello scaglione di riferimento, che resta compreso tra 28mila e 50mila euro di reddito complessivo annuo. La misura determina un beneficio fiscale a partire da redditi pari a 28mila euro e crescente fino a un valore massimo di 440 euro annui per i redditi pari o superiori a 50mila euro. Contestualmente, per i contribuenti con redditi complessivi superiori a 200mila euro, è prevista una riduzione delle detrazioni dall’imposta pari a 440 euro, in relazione ai seguenti oneri: spese che prevedono una detrazione al 19% (escluse quelle sanitarie), erogazioni liberali in favore dei partiti politici e premi di assicurazione per rischio eventi calamitosi. Nel complesso, si valuta positivamente tale misura in quanto risponde a una delle principali richieste della CISL e della FNP nella propria “Piattaforma rivendicativa”: l’intervento, infatti, appare orientato a garantire un alleggerimento del carico fiscale a favore del ceto medio, mentre, per i contribuenti con redditi più elevati, i benefici derivanti dalla riduzione della seconda aliquota risultano sterilizzati dalla contestuale riduzione delle detrazioni. Si auspica che, in futuro, possano essere adottati interventi volti a proseguire nel rafforzamento dello sgravio fiscale a favore dei redditi medi, anche mediante un’ulteriore riduzione della seconda aliquota, una rimodulazione degli scaglioni IRPEF o un incremento delle detrazioni per redditi da lavoro dipendente e da pensione. Inoltre, viene prorogata fino al 2028 la facoltà per Regioni, Province autonome e Comuni di applicare aliquote differenziate dell’addizionale IRPEF sulla base dei quattro scaglioni vigenti fino al 31 dicembre 2024. Si ritiene che il disallineamento tra gli scaglioni dell’IRPEF statale e quelli delle addizionali regionali e comunali contribuisca a rendere il sistema fiscale complesso e poco coerente. Sarebbe necessario pertanto che, nell’ambito del processo di riforma fiscale, fosse definito in tempi brevi un intervento di razionalizzazione, da realizzare con il coinvolgimento delle Parti Sociali.
Ricordiamo che viene prorogato al 2026 l’innalzamento da 30mila a 35mila euro del limite di reddito da lavoro dipendente, comprese le pensioni (art. 49 del TUIR), e da redditi assimilati (art. 50 del TUIR), oltre il quale è precluso l’accesso al regime forfettario. La Legge di bilancio 2026 introduce una nuova Definizione agevolata delle cartelle, c.d. Rottamazione-quinquies, che consente di estinguere debiti (derivanti da omessi versamenti di imposte o contributi), risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2023, in unica soluzione o in 9 anni (54 rate bimestrali di pari importo), versando solo il capitale dovuto e le spese per le procedure esecutive e di notifica, senza incorrere in sanzioni o pagamenti d’interessi. Inoltre, la manovra attribuisce alle Regioni ed enti locali, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, la facoltà di introdurre autonomamente forme di definizione agevolata relativamente ai tributi di loro spettanza, con l’esclusione o la riduzione di sanzioni e interessi, nei confronti di contribuenti inadempienti. La norma esclude dalla definizione agevolata Irap, compartecipazioni e addizionali a tributi erariali. Si ritiene che tali provvedimenti possano incidere negativamente sulla fedeltà fiscale dei contribuenti, favorendo l’attesa di futuri condoni. Appare pertanto preferibile orientare l’azione normativa verso l’introduzione o il rafforzamento di misure finalizzate a potenziare l’attività di contrasto e recupero dell’evasione fiscale. Per l’anno 2026, inoltre, è prorogato il regime fiscale più favorevole già previsto per il 2025 in materia di ristrutturazioni edilizie, interventi di risparmio energetico e antisismici, con aliquote di detrazione pari al 36% o al 50% per le abitazioni principali. È confermato anche per il 2026 il bonus mobili, nel limite di spesa di 5mila euro. Sarebbe necessario prevedere un arco temporale più lungo delle aliquote. Se il 50% diventa l’aliquota di riferimento pluriennale occorrerebbe definirlo per dare certezze agli operatori e alle famiglie. Infine, in conseguenza del consolidamento delle procedure relative alla dichiarazione dei redditi precompilata, la manovra dispone la riduzione delle risorse destinate annualmente a remunerare l’attività dei centri autorizzati di assistenza fiscale, per un importo di 21,6 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2026, relativamente alle attività rese per l’anno 2025. La misura vede la piena contrarietà della CISL. La riduzione dei compensi per attività che a tutt’oggi vedono una platea di cittadini che si rivolgono al CAF in costante aumento, contrae in modo significativo il compenso pro-capite erogato dallo Stato, già ridotto negli ultimi anni, facendo ricadere nei fatti la penalizzazione direttamente sui cittadini che rischiano di pagarne le conseguenze per effetto di un obbligato aumento delle tariffe offerte.